Regia e formazione teatrale
L'attore al centro
Stefano Furlan è regista e formatore teatrale. Il suo lavoro mette al centro la ricerca della verità attoriale: credibilità, precisione, ascolto. Studia l’attore come performer, con grande attenzione all’uso del corpo, alla presenza e al ritmo, perché ogni gesto costruisca senso.
Il metodo:
Il metodo unisce disciplina e libertà: allenamento tecnico, relazione, voce e parola, ma anche immaginazione e rischio controllato. La scena nasce da dispositivi essenziali e da un lavoro rigoroso sul qui e ora, dove il significato emerge dall’azione e non dalla spiegazione.
La visione:
Che si tratti di produzione o formazione, costruisce percorsi chiari e condivisi. Per lui il teatro è pratica viva: un luogo dove l’umano si rende visibile e necessario.
regista
Stefano Furlan firma regie che mettono al centro l’attore e la costruzione della verità scenica. Il suo lavoro cerca credibilità e precisione: ritmo, ascolto, relazione, parola. L’attore è inteso come performer, con grande attenzione all’uso del corpo e alla presenza, perché ogni gesto produca senso. Predilige la drammaturgia contemporanea, che talvolta traduce anche dall’inglese, e sviluppa percorsi di autodrammaturgia: insieme al gruppo di lavoro costruisce contenuti, crea testi e li fa nascere in prova.
In questo processo, luci e costumi non sono “aggiunte” finali: sono parte del percorso drammaturgico, elementi di scrittura scenica che guidano senso, ritmo e visione. Sceglie temi legati al presente, per un teatro netto, senza enfasi, in cui il significato emerge dall’azione.
docente
Come docente di teatro, propone un metodo che unisce le tecniche fondamentali del mestiere dell’attore — dizione, voce e respirazione, lavoro sul testo e sulla scena — con una ricerca costante sulla verità attoriale e sulla credibilità. La didattica mette al centro l’allievo: non applica un percorso standard, ma lavora sull’individualità, sulle qualità espressive e sulla sensibilità del corpo come strumento ricettivo e reattivo. Alterna training fisico, esercizi di ascolto e relazione, improvvisazione guidata e costruzione di partiture sceniche, per sviluppare presenza, ritmo e precisione.
Accanto ai percorsi tradizionali, dedica una particolare attenzione a categorie di utenti con bisogni specifici, portando il linguaggio teatrale in contesti complessi: dal lavoro con i pazienti dell’OPG di Montelupo Fiorentino, a progetti come Plurali e Impatto Zero – Forum dei giovani, dedicato agli adolescenti e all’alfabetizzazione emotiva, dove le emozioni vengono riconosciute e trasformate attraverso l’arte teatrale.
Conduce inoltre seminari sul linguaggio classico e sulla relazione coro–singolo, per allenare responsabilità scenica, coralità e nitidezza della parola. Il lavoro procede per obiettivi, pratica e feedback puntuale, in un percorso progressivo e rigoroso.
attore
Stefano Furlan si forma come attore alla Bottega Teatrale Vittorio Gassman di Firenze. Alla formazione teatrale affianca lo studio della danza contemporanea e del canto, ampliando fin dall’inizio il lavoro sull’attore verso una più profonda consapevolezza del corpo, del ritmo e della voce come strumenti vivi della scena.
Il suo percorso si costruisce dentro un’idea esigente di teatro, in cui parola, presenza e precisione del gesto diventano elementi inseparabili della scrittura scenica.
In questi anni incontra molti artisti e maestri tra i quali: Vittorio Gassman, Alessandro Haber, Daniele Griggio, Aleksandar Cvjetković e Nanni Garella, attraversando poetiche diverse ma accomunate da una forte responsabilità dell’attore nello spazio scenico.
Alcuni incontri segnano in modo particolare il suo sguardo.
Quello con Vittorio Mezzogiorno porta con sé anche l’eco del lavoro con Peter Brook: un’idea di teatro essenziale, nudo, in cui l’attore non può nascondersi e deve affidarsi alla verità della presenza.
Con Thierry Salmon entra in contatto con una ricerca teatrale di respiro europeo, plurale nei linguaggi e nelle culture, dove la scena diventa luogo di tensione, composizione e ascolto.
Barbara Nativi apre il confronto con la drammaturgia contemporanea, la traduzione e la nuova scrittura, intesa come materia viva da far accadere in scena.
Angelo Savelli lo avvicina invece a una linea più legata alla letteratura, all’adattamento e alla costruzione di una forma scenica precisa, capace di tenere insieme pensiero e incarnazione.
Denis Marleau lo introduce a un teatro di forte composizione visiva, dove rigore formale, musicalità della parola e invenzione scenica ridefiniscono il ruolo dell’attore nello spazio; con lui recita in lingua francese.
A questa formazione si affiancano due collaborazioni di lungo periodo con le compagnie toscane T.P.O. e Giallo Mare Minimal Teatro, entrambe realtà di riferimento nel teatro di ricerca per le Nuove Generazioni.
In questi contesti sviluppa un’esperienza attoriale fondata sulla centralità dell’interprete e sulla relazione con lo spettatore: un teatro che non si limita a raccontare, ma costruisce dispositivi di visione, ascolto e partecipazione.
Nella sua carriera di attore partecipa a produzioni in tournée in Italia e all’estero e recita anche in lingua inglese e francese.
Dopo la fondazione di Latitudine Teatro, lascia progressivamente il mestiere dell’attore per dedicarsi alla docenza e alla regia.
latitudine teatro
Stefano Furlan è il fondatore e direttore artistico di Latitudine Teatro, realtà teatrale con sede a Latina, attiva da 23 anni e totalmente indipendente. Nel tempo è diventata un riferimento culturale stabile per la città: un presidio che produce spettacoli e progetti, attiva reti, intercetta bisogni del territorio e costruisce visioni contemporanee capaci di parlare a pubblici diversi.
Latitudine Teatro opera con una linea artistica riconoscibile, orientata alla ricerca e alla responsabilità dello sguardo: ogni progetto nasce dall’esigenza di mettere in dialogo comunità, linguaggi e tematiche del presente, con un’attenzione costante alla qualità della creazione e alla sua ricaduta culturale. In più occasioni, le iniziative sviluppate hanno contribuito a muovere l’ecosistema teatrale locale, aprendo nuove collaborazioni, creando occasioni di programmazione e stimolando un confronto sulla politica culturale del territorio.
Un asse fondamentale è il dialogo con le Nuove Generazioni: laboratori, percorsi e dispositivi performativi che mettono i giovani al centro come spettatori e come protagonisti, non per “coinvolgerli”, ma per riconoscerli come interlocutori artistici.